Una giovane inesperta Amministratrice condominiale e l’intervento tutelante e risolutivo del Mediatore

La Storia inizia con un condomino, che chiameremo Andrea, il quale stanco di essere attaccato, insultato e denigrato, dagli altri condomini del palazzo dove risiede, vuole arrivare a porre una diffida contro la giovane Amministratrice, che a suo parere risulta essere la causa portante della situazione che sta vivendo.
Andrea racconta che prima di lei, aveva un buon rapporto con tutti i condomini e a conferma di ciò porta come esempio l’amicizia corrisposta con un ragazzino a cui aggiustava sempre la bicicletta, la disponibilità verso una signora sola anziana, le piccole manutenzioni che faceva in condominio, e l’attività di vigilanza su persone estranee che potevano intrufolarsi nel palazzo.
Il fatto scatenante. Un anziano solo, proprietario di un appartamento al primo piano, era deceduto ed aveva lasciato come uniche eredi, le sue due figlie che non abitavano con lui. Le due sorelle, non avevano mai avuto un buon rapporto tra di loro e la più grande si era rivolta ad un avvocato proprio in merito alla eredità del padre, non ritenendo giusto che la casa paterna, fosse divisa al cinquanta per cento, con la sorella, per due motivi: la più piccola, non aveva mai accudito il padre e negli anni aveva sempre goduto di elargizioni in denaro per gli studi universitari e per viaggi che faceva, mentre lei, la grande, non aveva mai avuto la spregiudicatezza della sorella di chiedere supporto al padre, pur trovandosi in momenti di grande necessità.
Il problema urgente che doveva cercare di risolvere l’Amministratrice, in tempi brevi, era intervenire sullo stato di grave ammaloramento del cortile condominiale che stava causando anche infiltrazioni sotterranee; inoltre l’alberatura e le piante infestanti peggioravano la situazione con l’arrivo di ospiti indesiderati quali piccoli topi ed insetti molesti.
Le due sorelle si trovavano in uno stato di povertà quindi non riuscivano a dare la loro quota di spesa per cominciare i lavori, così l’Amministratrice trovandosi a parlare con loro e comprendendo la gravità della situazione, decise di proporre agli altri condomini di farsi carico della loro quota che non avrebbero perso, in quanto successivamente, l’avrebbero ricevuta indietro dalle sorelle stesse, una volta che fosse stato chiuso il contenzioso legale con la successiva vendita dell’appartamento ereditato.
Tutti furono d’accordo per fare in modo che si potessero far partire i lavori del giardino senza far passare altro tempo che avrebbe solo peggiorato lo stato delle cose con un ulteriore esborso. L’unico che negò la sua partecipazione, attuando un atteggiamento molto conflittuale ed offensivo, fu Andrea.
La sua posizione, l’insistenza e la cattiva immagine che gli aveva forgiato l’Amministratrice, fu la causa del repentino cambiamento di opinione dei condomini nei suoi confronti, che mutarono il loro atteggiamento negandogli il consueto saluto ed isolandolo. Per Andrea non era corretto che i condomini, lui compreso, si facessero carico della quota che riguardava unicamente le proprietarie dell’appartamento al primo piano e tanto meno era corretto il dover susseguentemente rivalersi legalmente, con tempi biblici, al fine di poter riavere attraverso un procedimento legale, il risarcimento della quota spesa.
Cosa successe in seguito. Andrea ritenne responsabile la giovane Amministratrice che con il suo comportamento aveva simpatizzato con le due sorelle, del mutamento del comportamento dei condomini nei suoi confronti; preparò la diffida per diffamazione e lesione dei propri diritti di scelta, ma fu bloccato dal giudice coinvolto che decise di far intervenire un Mediatore condominiale, per tentare di appianare il conflitto, senza portarlo all’interno delle aule di tribunale, per i costi e per la tempistica. Il Mediatore interpellato ,accettò l’incarico e propose subito un incontro conoscitivo tra le parti.
Furono programmati sei incontri, il primo alla presenza solo della giovane Amministratrice e di Andrea, in seguito gli altri tre incontri avrebbero visto la partecipazione volontaria degli altri condomini senza l’Amministratrice presente, nel penultimo incontro anche la presenza delle due sorelle eredi, infine l’ultimo incontro avrebbe coinvolto tutte le persone in modo attivo.
Come si può facilmente evincere, non fu una partita facile da giocare, ma bisognava fare buca e come a biliardo, tirare colpi mirati, sparpagliare le palline, per poi ricondurle nei loro posti segnando punti per il raggiungimento dell’obiettivo preposto.
Ascoltare…, un buon Mediatore condominiale deve essere in grado senza tanti “se” o “ma” di saperlo fare, ascoltando tutte le motivazioni, le problematiche, i vissuti ed anche le critiche ed i suggerimenti.
Per lui, era un atteggiamento già acquisito e consolidato professionalmente nel tempo; per i condomini, non era per niente facile né assodato, pur conoscendosi, il doversi mettere in gioco, senza l’utilizzo di parole giudicanti, di provocazioni, di chiusure, di fughe.
Si trattava, in un certo modo, di porli in una situazione apparentemente ludica, in grado di abbassare le difese, di annullare le prevaricazioni, senza la possibilità di uscire dal gioco, se non per cause estreme, fino ad arrivare alla totale delega all’Amministratrice.
Al termine del percorso, i lavori urgenti, vennero fatti, dilazionati ma in un tempo ben definito; i condomini che si erano fatti carico della quota dell’appartamento delle due sorelle, sarebbero stati risarciti a conguaglio finale, con l’addebito alle proprietarie che nel frattempo avrebbero ricevuto dalla vendita dell’immobile, la disponibilità di pagamento.
I sei incontri non furono sufficienti e si arrivò ad un totale di otto, il tutto fu trascritto e firmato fra le parti, e la cartina tornasole del successo non riguardò solo i lavori urgenti che vennero finalmente fatti partire, e non fu nemmeno la tranquillità e sicurezza raggiunta dai condomini di riavere nei tempi prestabiliti, le quote prestate, ma fu assaporare il cambio di rapporto relazionale di tutti i condomini verso Andrea, considerato che anche lui mise la sua parte di quota per le due sorelle, e si scusò con l’Amministratrice, per aver cercato di farne il “capo espiatorio”.
Considerazione finale. Il Mediatore condominiale fu l’elemento fondamentale che con la sua paziente perizia, fece da “chiave di volta” per portare a soluzione condivisa una conflittualità che se portata avanti, sarebbe arrivata ad un punto di non ritorno dove non sarebbe stato più possibile poter intervenire per giungere ad una soluzione pacifica del problema, che potesse funzionare e rispondere in modo chiaro ed esaustivo ad ogni condomino, rivalutando l’operosità della giovane Amministratrice, senza negare, né giudicare, punti di vista diversi emersi dalla vicenda per cui era stato chiamato.
Vincendo le ritrosie di coloro che pensavano che mai si sarebbe potuto raggiungere un accordo azzerando lo stato di conflittualità iniziale che sembrava aver raggiunto il punto di non ritorno, dimostrò che invece era stato possibile attraverso modalità ludiche, arrivare all’obiettivo prefissato con la partecipazione volontaria di tutte le parti coinvolte.

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